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Edilizia, un Piano Industriale Contro il Declino


La situazione del settore è drammatica. Dall’inizio della crisi si sono persi 600 mila posti di lavoro in Italia, e 1000 solo in Valle d’Aosta”. È racchiusa in queste poche cifre l’analisi del presente del settore edile, per bocca del segretario regionale della FILLEA-Cgil Valle d’Aosta Gabriele Matterana. “In Valle, nel solo ultimo anno (agosto 2012-agosto 2013) sono stati bruciati ben 300 posti di lavoro in edilizia. Per la nostra regione è un numero enorme”.

Segretario, il settore delle costruzioni patisce le conseguenze di una crisi durissima chesta distruggendo un tessuto imprenditoriale diffuso e una ricchezza fatta di manodopera altamente professionalizzata.

È così. Per restare alla Valle d’Aosta, con la crisi del settore aumenta il rischio di una sempre maggiore presenza sui cantieri di imprese poco strutturate e poco solide che, approfittando delle difficoltà delle ditte locali (specialmente di quelle medie, da 20 o 30 dipendenti), stanno creando non pochi problemi per i lavoratori. Penso, ad esempio, alle ‘finte partite Iva’ che sempre più lavoratori sono costretti ad aprire, pur restando nei fatti dei dipendenti, e che hanno come conseguenza difficoltà nella corresponsione delle spettanze e la perdita di diritti acquisiti da contratto. Si rischia una guerra fra poveri”.

A tutto ciò si aggiunge il problema degli ammortizzatori sociali in deroga, prossimi alla scadenza.

“È una situazione a forte rischio sociale. La crisi del settore edile non si sta facendo mancare nulla: riduzione di posti di lavoro e possibilità di ricollocazione per riassorbire i lavoratori licenziati. In più, entro fine anno termineranno i fondi per gli ammortizzatori in deroga, a partire dalla Cassa integrazione. Noi speriamo che i capitoli di spesa siano rifinanziati, ma il rischio forte è che tante persone che non hanno un lavoro si ritrovino dall’oggi al domani senza alcuna copertura”.

Quali sono le prospettive per il futuro?

“Non buone. Non ci sono grandi presupposti per parlare di inversione di tendenza, anche perché i soldi che la Regione investe in edilizia sono sempre meno. Non basta il progetto della nuova Università (ammesso che si faccia, si parla già di interventi a ‘pezzi’ a programma di piccole opere a seconda dei soldi in cassa), non bastano i lavori della funivia del Monte Bianco o del passante stradale di Etroubles. Abbiamo più volte sollecitato il Governo regionale sulla necessità di un vero piano industriale per il settore edile in Valle. Un piano molto concreto, senza grandi opere inutili né nuova cementificazione, ma con un programma di piccole opere immediatamente cantierabili finalizzate al riassetto del territorio, alla manutenzione e al recupero del costruito. Serve una nuova visione dell’edilizia, che non consumi altro terreno, ma che si concentri nella ristrutturazione di case e borghi (e nel risparmio energetico), nel rivitalizzare i centri storici, nell’abbattimento delle barriere architettoniche anche negli edifici privati. L’edilizia è sempre stato un volanodell’economia regionale. Le grandi opere regionali devono essere concentrate alla messa in sicurezza dei versanti e del territorio. Se mancano i soldi a bilancio, è ora che anche le partecipate regionali facciano la loro parte riversando investimenti nel territorio. Non investire in edilizia vuol dire ritardare la ripresa economica e mettere in difficoltà un ampio indotto”.

Nei mesi scorsi, nonostante la crisi, siete riusciti a portare a casa il rinnovo del contratto regionale di settore.

“È un buon accordo in un momento economico difficile. Abbiamo avuto il merito di vincere le resistenze della parte datoriale, che non voleva mettere mano agli aumenti in busta paga, per noi necessari. Resta comunque da affrontare l’emergenza quotidiana delle imprese che licenziano o chiudono e di tanti lavoratori, soprattutto delle fasce più deboli, che perdono reddito e speranza per il futuro. Se non si riuscirà ad imprimere una vera svolta, il 2014 sarà drammatico: e non bastano i 14 euro in busta paga promessi dalla Finanziaria del Governo”.

Hai parlato prima dei cantieri delle grandi opere. La FILLEA-Cgil ha più volte sottolineato la necessità di grande attenzione contro le infiltrazioni mafiose.

“Il problema esiste, ed è un crimine negarlo o far finta di non volerlo vedere. Occorre prestare più attenzione alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore delle costruzioni e del cemento. Abbiamo proposto l’adozione sistematica anche in Valle d’Aosta dei protocolli di legalità, per tenere fuori le imprese in odore di mafia. Non siamo indenni a questi traffici”.

 

Davide Avati

Articolo del 10/09/2013

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