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Poste Italiane - Successo dello sciopero contro la privatizzazione, in Valle d'Aosta adesione al 50%


Oggi si sono fermati oggi i 130.000 lavoratori di Poste Italiane per dire no alla privatizzazione dell'azienda. Poste Italiane è “un servizio pubblico e non esclusivamente un’azienda - ha detto il Segretario Generale della Cgil Susanna Camusso -  e in ballo c'è anche il rinnovo del contratto, che è connesso a tutti i processi sia di privatizzazione sia di riorganizzazione”.

A rischio almeno 20 mila posti di lavoro sia nel settore postale sia nel finanziario. L’annunciata ulteriore privatizzazione e le conseguenti ricadute sull’occupazione, hanno messo da tempo in allarme i sindacati, che hanno quindi indetto lo sciopero generale nazionale. 

Alta la partecipazione anche nella nostra Regione che si è attestata al 50% "Siamo molto soddisfatti della partecipazione dei lavoratori - sottolineano le Organizzioni Sindacali Regionali di Categoria - anche se il problema per la Valle d'Aosta non è molto sentito visto che la distribuzione della corrispondenza a giorni alterni non è ancora stata avviata e a tutt'oggi ancora non abbiamo chiusure totali di uffici postali. Il rischio di chiusura però è alto mentre la consegna a giorni alterni partirà dal prossimo trimestre".

“La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7 per cento e del conferimento alla Cassa depositi e prestiti del rimanente 35 per cento del capitale, con l'uscita definitiva del ministero dell'Economia dall'azionariato di Poste Italiane - continua Camusso - muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico dell’azienda” spiegano i sindacati, ricordando come questa decisione segua, a breve scadenza, il primo collocamento azionario di oltre il 30 per cento effettuato nell’ottobre del 2015".

Una privatizzazione che ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per ‘lenire’ il debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull'intero territorio.

 Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confasal.Com e Ugl Com denunciano come già ora si assista “ai reiterati interventi di chiusura degli uffici postali nelle zone più disagiate e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, scelta contestata recentemente dal Parlamento europeo, compromettendo la qualità del servizio offerto e la garanzia del servizio universale”.

"L’azienda fa utili e offre servizi competitivi” evidenziano le organizzazioni sindacali, la privatizzazione, dunque, “può celare la volontà di togliere dal mercato l'unico concorrente scomodo delle banche, che oggi troppo spesso sono nell'occhio del ciclone della finanza speculativa”

Attraverso Poste Italiane passa anche la democratizzazione del risparmio nel nostro paese, per costi, trasparenza e rendimenti garantiti, con i suoi 500 miliardi di euro raccolti ogni anno dal risparmio postale negli oltre 13 mila uffici postali.

Mentre il management di Poste Italiane in questi giorni è impegnato in ulteriori acquisizioni societarie nel campo finanziario, la concorrenza continua a erodere fette di mercato al suo core business tradizionale, vedi i competitors privati con il ritiro delle spedizioni nelle edicole e l'accordo sul pagamento delle bollette nelle farmacie.

Lo sciopero generale è solo una tappa della lunga mobilitazione che coinvolge da mesi le lavoratrici ed i lavoratori. 

"Ora ci aspettiamo che le forze parlamentari che hanno ascoltato a Luglio le posizioni del sindacato contro la privatizzazione - aggiunge il Segretario della Slc Cgil Massimo Cestaro -  si riapproprino del ruolo di tutela del "patrimonio" pubblico e di garanti del diritto dei cittadini ad un servizio universale di eccellenza. E parimenti ci aspettiamo che il management aziendale agisca coerentemente con le proposizioni del piano industriale e dimostri il dovuto rispetto per le lavoratrici ed i lavoratori che rappresentano un patrimonio di professionalità irrinunciabile per l'azienda".

Articolo del 04/11/2016

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