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La montagna è vita!


L’Associazione valdostana degli impianti a fune, nel corso dell’assemblea annuale ha
annunciato la presentazione di un documento nel quale vengono riportate le istanze del mondo
della montagna, che attende tempistiche certe e modalità sicure per la ripartenza della stagione
turistica invernale. Alla stesura del documento hanno contribuito, oltre alla Giunta regionale, le Organizzazioni sindacali regionali settore impianti a fune Filt Cgil - Fit Cisl - Savt Trasp, la Chambre
valdôtaine des entreprises et des activités libérales, l’Associazione valdostana enti gestori piste di fondo, il Consiglio permanente degli enti locali e ne hanno condiviso i contenuti e le finalità l’Unione Valdostana delle Guide di alta montagna e l’Associazione valdostana maestri di sci. L’Avif invita all’adesione tutti i professionisti della montagna che si ritrovano nell’esigenza di tutelare un mondo che vive della neve, accogliendo residenti e turisti tra le montagne della Valle d’Aosta. Nei prossimi giorni verrà richiesto al Presidente della Regione Erik Lavevaz e a tutti i membri della Giunta regionale, di farsi portavoce dell’iniziativa, inviando il documento al Governo italiano e a tutti i sottoscrittori di promuoverlo presso le loro associazioni di riferimento a livello nazionale.

La montagna è vita
Il Governo nazionale deve dare risposte anche alla montagna e alle attività collegate allo sci. Il
settore degli impianti a fune e, di conseguenza, la montagna tutta, sono in attesa di certezze sulla
possibile riapertura e sulle regole per l’avvio della stagione invernale. Il DCPM del 4 dicembre u.s.
prevedeva l’apertura, subordinandola all’adozione di un protocollo che è già stato analizzato e
depositato dalla Conferenza delle Regioni ma che si trova ancora in corso di validazione a seguito
degli ulteriori adeguamenti richiesti dal CTS per renderlo definitivo ed operativo. Le aziende funiviarie valdostane, con un importante sforzo economico ed assumendosi un grande rischio, hanno comunque attivato l’innevamento programmato al fine di trovarsi pronte per l’inizio della stagione dello sci. Ora per organizzare l’apertura dei comprensori sono necessari altri giorni di lavoro di preparazione: è quindi quanto mai necessario che venga fatta chiarezza sui tempi. Allo stesso tempo, visto il mancato avvio della stagione, il settore e tutte le attività collegate hanno bisogno immediatamente di interventi mirati e proporzionati alla gravità della situazione. La Valle d’Aosta, insieme a tutte le regioni di montagna, deve essere ascoltata: il turismo invernale rappresenta per gli operatori economici e per i lavoratori, in gran parte stagionali, la principale, quando non l’unica, fonte di sostentamento; l’annullamento della stagione invernale o anche una sua ulteriore contrazione o peggio ancora la cancellazione rischiano di compromettere gravemente il futuro delle aziende, dei lavoratori e delle famiglie valdostane. E’ una comunità intera, quella della montagna, che verrà colpita dalla ricaduta di scelte non affrontate con senso di responsabilità. Il settore degli impianti a fune in Valle d’Aosta genera un fatturato annuo di più di 80 milioni di euro e garantisce lavoro a circa 330 dipendenti a tempo indeterminato, attualmente a casa quasi tutti inseriti nel Fondo Integrativo Salariale, e 670 dipendenti stagionali che non sono ancora stati assunti. La chiusura di tutti i comprensori sciistici fino al 6 gennaio crea un danno diretto nel solo fatturato degli impianti a fune di circa 30 milioni di euro al quale si dovrà comunque aggiungere un ulteriore danno determinato dalla mancanza della clientela straniera. A questo si aggiungono le ricadute negative che, a cascata, vanno a colpire tutte le attività commerciali operanti sul territorio. Queste, a seguito della mancata presenza turistica italiana e straniera, vedranno ridotte in maniera significativa le proprie entrate non potendo trarre il proprio sostentamento esclusivamente da un mercato interno che, proprio per le piccole dimensioni della regione, non è in grado di assicurarne la sopravvivenza. Una situazione che appare ancora più grave se si prende in considerazione il fatto che, in un contesto turistico internazionale, i possibili concorrenti confinanti stanno attuando politiche estremamente aggressive per conquistare nuove fette di mercato. Tutte le nostre vallate laterali vivono direttamente o indirettamente del turismo dello sci: dall’artigiano al ristoratore, dall’albergatore all’elettricista, dal maestro di sci alle guide alpine. In Valle d’Aosta, così come in tutto l’arco alpino, lo sci non è solo divertimento ma lavoro per tutti! La Valle d’Aosta chiede al Governo nazionale la giusta attenzione, affinché il popolo di montagna non debba pagare un prezzo troppo alto e possa sopravvivere a questa pandemia, impegnandosi nel rispetto di regole e protocolli, per poter guardare al futuro. 

Articolo del 04/01/2021

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