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Privatizzazione Poste, Barbara Capelli: “Sarebbe la fine del servizio universale”


Privatizzazione Poste? Per le Organizzazioni Sindacali è un no a tutto tondo. Ma il Governo Meloni contrariamente a quello, che vogliono le Organizzazioni Sindacali, è per il sì. La vendita sul mercato di una tranche di Poste Italiane potrebbe essere una delle prime operazioni di privatizzazione del 2024. Poste Italiane oggi è controllata al 35% da Cdp ( Cassa Depositi Prestiti) e per il 29,26% dal Mef. Tra le opzioni ventilate ci sarebbe la possibilità di far coincidere la cessione con la presentazione del nuovo piano industriale della società, entro marzo 2024 quindi. Per Barbara Capelli, Segretaria Generale Slc Cgil VdA, la situazione non è accettabile: “Per noi la privatizzazione non ci deve essere, come quella dello “spezzatino Tim”. In merito alla privatizzazione di Poste Italiane Capelli aggiunge: “Scelte non lungimiranti, che tradiscono le promesse di questa maggioranza di governo, contraddicendo l’annuncio di voler rafforzare la presenza dello Stato nelle grandi aziende pubbliche”. In Poste la presenza del pubblico è del 64%. La preoccupazione è forte, come il diniego “ Fare cassa subito, nella totale assenza di idee chiare su progetti strategici per il futuro, non può che determinare un progressivo impoverimento della qualità dei servizi offerti oltre che del paese stesso”.

La situazione in Valle d'Aosta 

Una settantina di uffici postali e più di 250 dipendenti di Poste Italiane in Valle d’Aosta. “La preoccupazione è tangibile tra il personale anche in Valle e si percepisce anche durante le assemblee che abbiamo fatto. L’ultima lunedì 22 gennaio”. “La prima ondata di privatizzazione di Poste - ricorda la Segretaria Generale Slc Cgil VdA- è iniziata a fine 2015, quando il Ministero del Tesoro ha ceduto al mercato il 35% circa del capitale, comportando già nell’immediato una perdita di 157 milioni di dividendi per lo Stato italiano nell'esercizio di bilancio dello stesso anno”.

Verso la revisione del piano industriale di Poste

Durante le assemblee con le lavoratrici e con i lavoratori per il rinnovo del contratto scaduto 2022/2023 le Oss hanno presentato l’ipotesi di piattaforma che coprirà il triennio 2024/2026 e che sarà condizionato di certo dal piano industriale e dalla privatizzazione.

In sintesi le richieste dei sindacati sono:
l’aumento di 260 euro per il livello medio di riferimento nel triennio 2024-2026, la riduzione dell’orario, una cabina di regia nazionale sull’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, nuove vie di partecipazione dei lavoratori e il miglioramento del welfare.

Afferma Barbara Capelli “Riteniamo necessari interventi, anche strutturali, che si coniughino con il mantenimento di quel mercato fatto di risparmio e di investimento, in cui l'azienda si contraddistingue da anni nello scenario nazionale. Non si può invece puntare solo su piattaforme transazionali che, seppur indispensabili, rischiano di veicolare l'azienda su strumenti informatici on line, facendo perdere quell'elemento di vicinanza ai cittadini, clienti e risparmiatori, che soltanto la presenza capillare sul territorio garantisce permettendo contemporaneamente di mantenere un ruolo essenziale. A proposito della privatizzazione se le azioni del Mef fossero cedute e collocate sul mercato si determinerebbe il passaggio della maggioranza dal pubblico al privato, con la perdita del controllo da parte dello Stato, che cederebbe di fatto la governance dell’azienda e si ridurrebbero le restrizioni imposte per garantire al paese un servizio di pubblica utilità . Sarebbe la fine del servizio universale e la fine di tutte quelle prestazioni ad elevata valenza sociale resa alla collettività a costi contenuti. Per questo le Organizzazioni Sindacali si stanno organizzando per una serrata mobilitazione capillare su tutto il territorio nazionale".

 

 

sm

Articolo del 24/01/2024

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