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Risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati, i sindacati de proclamano lo sciopero


I sindacati della scuola  proclamano lo sciopero dell'intera giornata per lunedì 8 giugno della Sezione Scuola e dell’Area della Dirigenza del Comparto istruzione e Ricerca per rivendicare unitariamente la piattaforma nazionale condivisa da tutte le organizzazioni sindacali, mentre a livello locale permane una distinzione sulle rivendicazioni regionali, che differenzia la posizione di Flc CGIL, Snals e Savt Ecole rispetto a quelle della CISL Scuola.

Risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati
A fronte di una grande prova di responsabilità del personale docente che ha dimostrato, in questi mesi, senso civico e passione per il proprio lavoro, il Ministero dell’Istruzione e, di riflesso, l’Amministrazione regionale valdostana, al contrario, sembrano non capire le reali difficoltà della scuola, non assumendo concreti impegni per la riapertura delle scuole a settembre: occorre un piano d’investimenti rilevante per consentire la ripresa in sicurezza delle attività didattiche, per ridare a istruzione e formazione la dovuta centralità nelle scelte politiche perché il superamento dell’attuale emergenza, con un ritorno in piena sicurezza alle attività in presenza, segni, anche per il sistema scolastico, un momento importante di rinnovamento e di crescita utile all’intera comunità. Invece le organizzazioni sindacali hanno dovuto prendere atto della totale assenza di precisi impegni da parte del Ministero dell’Istruzione, in particolare:
nessuna disponibilità rispetto alla richiesta di un potenziamento degli organici del personale docente e ATA, la cui necessità è resa evidente dai contenuti del documento con cui il Comitato Tecnico Scientifico indica le misure indispensabili per un riavvio in sicurezza delle attività in presenza, fissando parametri di distanziamento che imporranno un’articolazione del lavoro su gruppi ridotti di alunni.
l’insufficienza delle risorse destinate al sistema d’istruzione:
a. per fronteggiare l’emergenza;
b. per consentire di far fronte all’accresciuto fabbisogno di docenti e collaboratori scolastici,
c. per ottenere la necessaria dotazione di materiali igienico sanitari e di DPI per alunni e personale, di cui occorre prevedere un loro sostanzioso incremento.

Ugualmente non accolte tutte le richieste avanzate dai sindacati:
a. garantire il rigoroso rispetto del limite di 20 alunni per classe in caso di presenza di allievi con disabilità,
b. rivedere almeno nella presente emergenza i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche,
c. provvedere alla messa in sicurezza degli edifici,
d. promuovere modifiche normative che sottraggano i Dirigenti Scolastici da responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici,
e. incrementare le risorse del FUN per la Dirigenza,
Tutto ciò si aggiunge alla mancata attuazione degli impegni che avrebbero consentito a molti precari con almeno tre anni di servizio una stabilizzazione del rapporto di lavoro già dal prossimo settembre, mentre non vi è alcuna certezza sulle risorse da destinare al rinnovo del Contratto per il triennio 2019-21.

E a livello regionale la situazione non è certo migliore

In Valle d’Aosta i sindacati hanno preso atto, in questi mesi, di una condotta superficiale e poco responsabile da parte dell’Amministrazione scolastica regionale, in particolare che:

Ad oggi manca una ricognizione, con dati precisi, della situazione attuale, mancano proiezioni, pianificazione e quantificazione dei bisogni (quante aule, quante classi, quanti bidelli, quanti insegnanti, quanti pullman, quante e quali forniture).
Dal punto di vista finanziario l'amministrazione scolastica non ha presentato alcuna analisi/previsione di spesa, sebbene la Giunta regionale abbia licenziato una proposta di legge che invece quantifica un finanziamento di 4 milioni per la riattivazione della didattica.
La chiusura degli organici di diritto regionali è avvenuta alla data del 6 marzo 2020, soltanto 48 ore prima che il Governo nazionale dichiarasse lo stato di emergenza sanitaria che, debitamente tenuto in considerazione, avrebbe permesso di valorizzare la determinazione degli organici prevedendo più assunzioni a tempo indeterminato finalizzate alla fattibilità didattica, (anziché incrementare il precariato con l'organico di fatto).
la totale mancanza di interlocuzione tra la Sovraintendenza regionale agli Studi e il Ministero dell'Istruzione può determinare un preoccupante stato di isolamento piuttosto che un virtuoso esercizio dell'autonomia statutaria.
Le pessime relazioni con le OO.SS., la cui mancata consultazione nel percorso di elaborazione del progetto sull’apertura delle scuole, una scarsissima considerazione dei sindacati e del loro contributo alla vita della comunità scolastica a da parte dell'Assessorato.

Innanzitutto il mancato potenziamento dell’organico, deve essere da subito riparato con adeguati interventi nell'organico di fatto:
per eventuali gruppi-classe al fine di ridurre la concentrazione;
per il debito che ha la scuola nei confronti degli studenti a seguito della chiusura delle scuole in questo periodo (recuperi). Inoltre le organizzazioni sindacali scolastiche insistono nel chiedere un radicale cambio di passo, ovvero che l'Assessorato assuma già da oggi un formale impegno a considerare le nuove esigenze nella definizione degli organici di diritto dell'a.s. 2021/22, che dovranno essere potenziati in tutti gli ordini e gradi di istruzione.

I sindacati ritengono, infine, importante precisare che qualunque proposta deve tenere esplicitamente in considerazione l’attuale quadro normativo e contrattuale della scuola. A partire, ovviamente, dal ruolo di indirizzo sulle scelte didattiche del Collegio docenti e dalla libertà di insegnamento (e quindi di individuazione di metodi didattici specifici) prevista dalla Costituzione all’art. 33. Appare dunque incongruo presentare un qualsiasi proposta pedagogica istituzionale (in qualche modo definendo una pedagogia di Stato, o nel nostro contesto, una pedagogia della R.A.V.A.). 

Articolo del 06/06/2020

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