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Studio Ires, Gaillard ' Come Cgil siamo preoccupati per la lenta ripresa della Valle d'Aosta'


"Mi preoccupa la lenta ripresa del Pil, che ha difficoltà a tornare ai dati del 2007, prima della grande crisi". Ad affermarlo è Vilma Gaillard, segretario della Cgil della Valle d'Aosta, che ha coordinato la ricerca 'Analisi economica della Valle d'Aosta. Tendenze di breve e medio periodo' condotta dall'Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) di Torino e presentata venerdì 18 ottobre. Tra le criticità emerse dallo studio spiccano le basse paghe nel settore privato rispetto a quelle del pubblico e alla media nazionale, la terza più alta disoccupazione del Nord Italia (al 7 per cento nel secondo trimestre 2019), un peggioramento delle condizioni contrattuali e retributive, divari di ricchezza consistenti nel territorio regionale, una produttività calata dal 2012 rispetto al resto del Settentrione, l'invecchiamento demografico e la scarsa attrattività del territorio.

Il presidente di Ires Francesco Montemurro, autore dello studio insieme a Valerio Porporato, aggiunge come in Valle d’Aosta “lavorare per le imprese private paghi meno che in tutte le regioni del Nord e meno anche rispetto alla media nazionale”. Tutto questo accade in un contesto di crisi, che vede già la perdita di un terzo del valore aggiunto nel settore edile tra il 2007 e il 2016, che si fa ancora più pesante in quello manifatturiero e arriva fino alla metà negli altri settori. Altri problemi investono la qualità del lavoro in Valle, che Montemurro definisce “non soddisfacente e forse, nel tempo, preoccupante”. Ad esempio, “il tasso di insicurezza dell’occupazione – registrato dalle indagini casa per casa dell’Istat – è il più alto del Nord Italia, assieme all’Emilia Romagna, con il 5,5 per cento”. In generale, la discesa complessiva delle ore di lavoro (meno 8,5 per cento tra il 2007 e il 2016) e l’aumento di part-time non desiderati e tempi determinati denoterebbe “una precarizzazione generale del lavoro“. “Si cerca soprattutto lavoratori con specializzazione bassa – spiega il presidente – nella ristorazione, nelle pulizie, nel facchinaggio, nei trasporti: e chi ce l’ha elevata, va via”.

Restano forti anche i contrasti all’interno della regione: “Se la ricchezza maggiore, in termini di valore aggiunto pro capite, si concentra in Alta montagna, dove si raggiungono livelli da centro di Milano, nella media montagna e nella campagna urbanizzata si arriva a condizioni simili al Mezzogiorno“, afferma Montemurro. Lo studio evidenzia anche come il maggior valore aggiunto, prodotto da Aosta, rispetto al resto della regione dipenda quasi esclusivamente dalla Pubblica amministrazione, la quale elargisce stipendi contro i quali quelli del debole settore privato non riescono generalmente a competere.




Articolo del 22/10/2019

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