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Verso lo sciopero generale nazionale. Lavoro e industria al centro della protesta


Bisogna arginare la crisi, perché senza industria non c'è lavoro e per quanto riguarda il Governo non si nota una discontinuità rispetto al precedente”. È ciò che è emerso dall'assemblea delle delegate e dei delegati Fim, Fiom e Uilm riunitisi giovedì 20 novembre al teatro Ambra Jovinelli di Roma.

Per Francesca Re David, segretario Fiom, ora come ora la strada percorribile è quella di: “Costruire una grande mobilitazione nazionale che sfoci nello sciopero generale e che metta al centro il lavoro e l'industria. Devono essere costruite iniziative nei territori che parlino delle crisi che stiamo attraversando e delle soluzioni possibili al governo e alle imprese. Non si può aspettare solo la mobilitazione nazionale, ma è necessario costruirla” scandisce il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, che prosegue: “Attraverso una presenza viva dei metalmeccanici sul territorio, dobbiamo costruire iniziative settore per settore, parlando al Paese, al governo e alle imprese e chiedere a Cgil, Cisl e Uil di organizzare una grande mobilitazione nazionale”. Secondo Re David: "Tenere insieme lavoratori, organizzazioni sindacali, luoghi di lavoro, contrattazione e democrazia ha portato risultati positivi. Ma il sistema industriale, a detta dei lavoratori, di più settori sta crollando. Le aziende si pongono al di sopra dei Governi e sono loro a decidere dove investire. Richiamare alle proprie responsabilità il Governo e il Ministero dello Sviluppo Economico è fondamentale. Se non c'è un progetto serio sarà difficile intravedere un futuro per l'industria.

Le imprese non si stanno impoverendo, semplicemente non stanno ridistribuendo la ricchezza. Come forze sindacali dobbiamo costruire un percorso con i lavoratori in tutti i territori e solo così possiamo andarci a riprendere il ccnl”. Per quanto riguarda invece il caso Piombino su Ferrovie-Stato è emerso dall'assemblea: “Una commessa di 240.000 tonnellate. A Piombino, prima fornitrice di acciaio per rotaie, è stato assegnato solo il 40%”. Questo aspetto rimarca la non attenzione del Governo. Sempre durante l'assemblea sono stati snocciolati alcuni dati “Il 52% delle esportazioni in Italia arrivano dalle industrie metalmeccaniche. Per il quinto trimestre consecutivo si è verificato il saldo negativo dell'industria. 160 le vertenze industriali al Mise di aziende sopra i 100 dipendenti. La maggior parte sono industrie metalmeccaniche. Visto che l'industria è così importante è necessario dare voce ai lavoratori. Inoltre è necessario attrarre investitori stranieri che devono tenere conto dei lavoratori. L'Italia era al decimo posto nella produzione di acciaio, ora ci ritroviamo superati dall'Iran. Italia e Grecia sono i Paesi con più ore di lavoro e minore salario e produttività,rispetto agli altri Paesi europei che invece tengono conto delle ore definite dai contratti. È il momento di chiedere ai confederali un grande sciopero generale”.

Dalla Valle d'Aosta a Roma

All'assemblea, che ha avuto luogo a Roma, ha partecipato anche il segretario generale Fiom Cgil Valle d'Aosta Fabrizio Graziola: “Non è un momento florido per l'industria in Valle d'Aosta, come d'altronde non lo è da ormai più di dieci anni a questa parte. Un'escalation di chiusure di stabilimenti. La crisi però sembra non arrestarsi e non ci sono segnali tangibili di miglioramento. Basti pensare alla questione Shiloh che desta preoccupazione ogni giorno. Con la cassaintegrazione straordinaria conclamata che non fa presagire niente di buono. Sempre legata al settore automotive c'è anche la Tecnomec dove fortunatamente non ci sono al momento situazioni di cassaintegrazione, ma l'impressione è che non fili tutto liscio come l'olio. Poi c'è la Cogne Acciai Speciali, che dà lavoro a oltre 1000 dipendenti. Anche in questo caso da settembre c'è la cassaintegrazione e non siamo così ottimisti che si concluda a fine dicembre”. Sottolinea Graziola: “in questi ultimi tempi purtroppo non c'è stata una politica regionale attenta al tema dell'industria. L'interesse da parte dei vari assessori di turno che si sono susseguiti in questi anni sembra puramente formale. Della serie Ti ascolto, prendo a cuore il problema, ma non è la Regione ad avere voce in capitolo sulle scelte aziendali. Sono i privati che decidono. Da un lato questo è vero, dall'altro sembra un mettersi in pace la coscienza. Invece la politica ha un ruolo chiaro. Ed è quello di fare leggi, in modo da incentivare lo sviluppo industriale in Valle d'Aosta. Ma su questo argomento la politica valdostana risulta non pervenuta. Non c'è infatti al momento un'indicazione precisa e questo lo si deduce anche dal Bilancio Regionale in via di approvazione. Difficile scorgere in quel documento la parola lavoro e industria. Solo aria fritta. Al di là dei corsi di formazione professionali, che ben vengano, la Regione Valle d'Aosta non c'è nei fatti. Solo parole e ora delle parole i lavoratori, soprattutto quelli in odore di licenziamento, non sanno che cosa farsene!”. In conclusione afferma il segretario dei metalmeccanici valdostani della Cgil” Non posso che essere d'accordo con ciò che è emerso dall'assemblea dei delegati. Quindi un sì incondizionato alla mobilitazione nazionale proposta dal segretario Fiom, soprattutto per portare il disagio che si sta vivendo nella nostra regione”. 

Scarica allegato: Documento unitario assemblea nazionale 20 novembre 2019

Articolo del 25/11/2019

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